numbers


fotoè una bambina. entra da quella porta quasi ogni giorno, soprattutto in estate, sempre sorpresa dal profumo di legno e cera che pervade l’aria. un arredamento antico, sobrio e severo allo stesso tempo, due scrivanie al di là del bancone. si sorprende sempre mettendo la mano sulla piccola maniglia in ottone che le permette di passare “dietro”, dove l’accesso è vietato ai clienti dell’esattoria. sorridendo a quell’aggeggio che lo zio Fester, quello della famiglia Addams, usa per farsi passare il mal di testa. quante ore ha passato seduta a quel tavolo, spesso colorando o scrivendo in silenzio, stupita dall’ordine e la tranquillità che regnavano. fino all’arrivo della zia, con cui si usciva dalla porta sul retro che portava direttamente nel cortile illuminato dal sole.
ora i ricordi si mescolano, è passato tanto tempo, sono cambiate troppe cose. non c’è più quella sensazione di serenità assoluta, di curiosità sincera. e mentre è in piedi in quel cortile, il peso di una mano sul braccio destro, troppi occhi puntati addosso, ecco che tornano. una minestrina con il formaggino, le cene la domenica sera, i giornali piegati sulla panca della cucina, il fumo delle sigarette, la puntualità. passeggiare sottobraccio per vigone. numeri, conti. profumo di polvere, il banco di beneficenza, arrotolare i numeri sui ferri per fare la maglia. stoffe, borbottii. rientri, soggezione. esuberanza e controllo.
e poi..fiori, gente, troppa. mattoni che si rompono e poi il silenzio.

Post soundtrack: Suzanne, Leonard Cohen

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