marrakech


«Mi voltai. Il sole era una falce ardente, posata sul limitare del mono. Irradiava lame di luce che filtravano attraverso una nuvola viola sottile come un’ostia e salivano fino alla volta del cielo. Restammo seduti, tremanti, a osservare il sole calare, consegnando il cielo a una luna che aveva esitato fin dal tardo pomeriggio, in attesa del suo momento di gloria».
Scopriamo solo verso la fine del libro che Lucy, la bambina che ci racconta la storia, ha solo quattro anni. È con i suoi occhi che viviamo questo incredibile trasloco da Londra a Marrakech, dove la loro stravagante mamma ha deciso di trasferirsi negli anni ’60. Immediato affetto per Lucy e Bea, la sorellina maggiore, per i loro occhi sognanti di fronte al souk, ai giocolieri, i mangiatori di fuoco e i colori della città marocchina. Due bimbe che cercano una figura paterna negli uomini che incontrano sul loro cammino, sognando di divetnare funambole o vivere in una grande casa in cui non mancano i cornflakes per colazione. E insofferenza invece per questa mamma che sembra non rendersi conto dei pericoli a cui espone le figlie, costringendole a traslochi assurdi in attesa di un presunto versamento che dovrebbe arrivare dalla Gran Bretagna. Che le trascina in autostop in Algeria inseguendo una moschea sufi.
Un bel libro, in cui sorridiamo immaginandoci lo stupore di Lucy a ogni sua scoperta, e soffriamo con lei per ogni perdita. E che, ovviamente aumenta la voglia di partire. Marrakech. La mia prossima città nella lista.

Post soundtrack: Le Tshephile Mang – Judith Sephuma 

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