fading away


Si incontrano per caso alla stazione della metro, una fredda mattina di gennaio. Fuori piove, e se avessero fatto come tutte le altre persone che pensierose si stavano dirigendo verso il loro ufficio, si sarebbero sfiorati senza nemmeno vedersi. Invece alzano lo sguardo esattamente nello stesso istante, riconoscendosi dopo appena un decimo di secondo. Quanto tempo era passato. L’imbarazzo spazzato via da un sorriso sincero, un abbraccio per ristabilire la distanza, poche domande di rito, cercando di concentrare due anni in un solo minuto. Lei che gli toglie le briciole del croissant dal collo del cappotto, gesti che rivelano un’intimità sconosciuta agli altri. Viene a sapere che lui che lascerà la città in due settimane. Ma non é il posto giusto per parlare, per ritrovarsi o per perdersi per sempre. Una promessa di non perdersi di vista a cui nessuno dei due vuole credere, forse perché ce ne sono state troppe in passato. Mentre lei cammina verso l’ufficio, le si riempiono gli occhi di lacrime, forse perché sa che ora davvero non lo rivedrà più, che è forse stata l’ultima volta, anche se il destino ci ha già messo lo zampino diverse volte, senza mai dare loro la possibilità di incontrarsi e rivelarsi. Lui che le sa leggere dentro, senza mai averla conosciuta veramente. Con lui sa sentirsi assolutamente in pace e allo stesso tempo troppo esposta, troppo vulnerabile, e questo la spaventa. Si vedranno per l’ultima volta. L’ultima volta prima di chissà quanto tempo. Beh, in fondo sono già passati più di due anni. Sorride ripensando a quante cene sono state programmate e svanite, a quanto si sono fatti male in questi anni. Ma non riescono a serbare il rancore. A ogni incontro abbassano le barriere e ripartono da zero, o almeno ci provano. Avrebbero cosi tante cose da dirsi, ma lei sa già che un solo caffé non basterà. Lo insegna anche il piccolo principe, no? Per guadagnarsi l’amicizia della volpe ci vuole tempo e pazienza. Tempo che non hanno più, e pazienza che forse non hanno avuto. La loro é una storia strana, nata da un incontro a una conferenza nella città magica per antonomasia, e poi riallacciata da coincidenze ancora più assurde. Già allora avrebbero dovuto capire che il destino giocava contro di loro. Partenze e ritorni che non combaciano, bugie che instaurano nuove barriere difficili da superare e da buttare giù. Silenzi che durano degli anni, lettere che vanno dritte al cuore e domande che non si ha il coraggio di fare.
E ora? Lei si prepara a questo incontro, sa già che si avvicinerà al luogo dell’appuntamento con il cuore in gola, sperando di essere perfetta e di non lasciarsi scalfire, anche se dentro di se sa già che ne uscirà ferita e più debole.
Lui si dice che non ci penserà più di tanto, che la cosa non lo sfiora, ma il suo pensiero ricorre a lei più di quanto davvero non voglia. Non pensava di incontrarla cosi, non pensava di sentirla più. E soprattutto non credeva di aver cosi bisogno di lei. E ora, a poche ore dal loro incontro, guarda fuori dalla finestra la pioggia che continua a scendere, mentre dietro di lui gli scatoloni aspettano di essere riempiti per l’ennesimo trasloco.
Infine, prende le chiavi ed esce. Mancano 20 minuti.
Lei arriva con il consueto anticipo, si dice tra sé e sé che non imparerà mai ad arrivare in orario. Decide di entrare nel locale, aspetta osservando i passanti fuori dalla finestra. È agitata, si chiede come andrà. Si chiede se tutto ciò ha un senso. E si dice che no, in fondo non ha senso. D’istinto, si alza, afferra la borsa ed esce di corsa. Ma non ce la fa ad andare a casa, sa che se lo facesse si arrovellerebbe il cervello con domande a cui non saprebbe dare risposte. Passa davanti alla sua libreria preferita, ed entra senza pensarci. Li troverà la pace che cerca.
È in ritardo. Di poco, ma è in ritardo. La compagnia di traslochi doveva proprio telefonare mentre era già fuori dalla porta? Mentre corre verso il bar, l’occhio cade su un libro esposto nella vetrina della libreria li vicino. Sembra interessante, ci farà un salto, dopo l’appuntamento.  

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