il segreto del Rouet


Una strada ciottolata, una via silenziosa, nascosta nell’oscurità. Dietro l’angolo una fontana in cui l’acqua è gelata. Non si sentono rumori, non c’è nessuno in giro. Una baita del ‘600 con un’insegna in legno: el Rouet. O come è conosciuto su queste montagne: da Mario il matto. Siamo a Sauze di Cesana, due minuti da Sestriere e dai suoi locali affollati, secoli da quel mondo. Si scendono le scale fino a una porta stretta, dove è d’obbligo bussare, senza essere sicuri di riuscire ad entrare. Perché non c’è posto? Oh, no, perché qui non si sa se si conquisterà un tavolo, è completamente a discrezione del padrone di casa, Mario, appunto. Siamo fortunati, la moglie ci lascia passare, e siamo accolti da un…confessionale! Si, proprio così, un confessionale, nel corridoio. Certo, ammetto che è stato un ingresso un pochino inquietante. Ma entrata nella sala principale dimentico come per magia lo shock di poco fa, estasiata da ciò che vedo. Una vecchia stalla perfettamente ristrutturata, in cui trovano il loro spazio meravigliosi tavoli in legno ricavati da mangiatoie o da antichi mantici, mentre in sottofondo suona una musica jazz. Monk, credo. Un enorme camino fa bella mostra di sé, riscaldando l’ambiente con un fuoco scoppiettante, facendo a gara con una stufa in ceramica che sembra arrivata direttamente da un castello della Loira. Cosa si beve? «Mi raccomando, devi avere le idee chiare quando vengono a prendere l’ordine, qui non ci sono liste e hai una sola possibilità», mi avevano avvertito. Quindi, preparati, assaggiamo i liquori fatti in casa, tra cui la grappa al mirtillo lascia senza fiato. Ma le sorprese non finiscono qui. Con una scusa salgo al piano superiore, che è ancora più sorprendente. Libri antichi, giocattoli perfettamente conservati, un’atmosfera d’altri tempi.

Stasera Mario è tranquillo, ci permette addirittura di fotografare il registratore di cassa, sebbene borbottando accigliato. C’è poca gente, nonostante sia domenica: «Se non lo conosci, è impossibile arrivarci». Meno male, penso. Meno male. È un locale magico, facciamo in modo che resti tale. Quando usciamo ci sono solo le stelle a farci compagnia, mentre i fari dei gatti che battono le piste, lassù, sembrano controllare chi si avvicina al Rouet, proteggendo la sua pace.

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