Profumo di coriandoli


In realtà avevo pensato di parlare del carnevale partendo dalla sua storia, dalle sue tradizioni. E invece no. Perché ognuno di noi vive, o ha vissuto, questa strana festa in modo diverso. Ricordi differenti, storie da raccontare e profumi da rivivere. Chi non ha mai avuto la fortuna, e dico fortuna, di avere il carnevale nel sangue, non sa cosa vuol dire passare mesi a provare un balletto, mentre in un capannone c’era chi lavorava la cartapesta tutta la notte, e alla luce delle lampade le sarte ritoccavano gli ultimi dettagli. Perchè tutto fosse perfetto. L’agitazione prima delle sfilate, quando i carri finalmente uscivano al sole e si svelava il segreto custodito gelosamente per settimane. O quando si andava a sfilare nelle grandi città, in gara con gli altri gruppi, spiandone mosse e colori, impegnandosi come se si fosse a scuola. Il freddo, le soddisfazioni, le litigate, la stanchezza e le risate. I mille coriandoli nella vasca quando si rientrava a casa la sera, sfiniti, il latte detergente che faceva bruciare gli occhi mentre si cercava di eliminare il trucco. Le cene, i sorrisi. Mentre ne parlo mi rendo conto di quanti siano i momenti legati a questa festa che ancora mi porto dentro. Sono salita sul mio primo carro quando avevo tre anni. Ho smesso di essere la maschera del mio paese a 22. Stufa? No, mai. Certo, ora non riesco ad andare a vedere una sfilata tra il pubblico, per me non ha senso. E il carnevale non è più quello della mia infanzia, comunque. Nonostante abitassi in un piccolissimo centro, si riuscivano a creare carri spettacolari, uno per ogni quartiere, e la competizione era altissima, fremeva nell’aria. Mi fa sorridere se ci penso ora. Peccato la tradizione si sia persa. Peccato qualcuno se ne sia andato. Restano le fotografie, i ricordi, le storie da raccontare. Restano i sorrisi vedendo comparire le bugie nelle vetrine delle pasticcerie. Resta il profumo dei coriandoli nell’aria.

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