Un principe piccolo piccolo


Un bambino, una rosa, una volpe. Un esploratore. Una favola, di quelle favole vere, pure, sincere, come non ce ne sono più. La storia di un piccolo principe alla scoperta dell’universo, colorato dai personaggi più strani, dal signor Cremisi che conta le stelle, al re solitario, al lampionaio che accende e spegne la sua unica luce. Una storia che nella sua semplicità ci insegna il valore dell’amicizia, della nostalgia, il significato della lontananza, la profondità dell’amore. Una volpe che chiede di essere addomesticata, desiderando quel batticuore che proverà all’avvicinarsi dell’appuntamento, sapendo già che soffrirà al momento del distacco. Un bambino che capisce l’unicità della sua rosa, lasciata da sola sul suo lontano pianeta, uguale ma diversa da tutte le altre rose incontrate sul suo cammino. Uguale nella bellezza, diversa nella sua unicità. Un adulto che si lascia conquistare da questo strano bimbetto, cercando di vedere il mondo con i suoi occhi, in cui tutto ha un’altra forma, quella vera, probabilmente, quella che noi non riusciamo più a scorgere. Un cielo sopra il deserto che non sarà mai più lo stesso, perché in una di quelle stelle un principe biondo si starà prendendo cura della sua vita, della sua rosa, e noi riusciremo a vederlo solo aprendo le porte dell’anima. Perché l’essenziale è invisibile agli occhi. Non si vede bene che con il cuore. E in fondo tutti noi cerchiamo la nostra volpe. E la nostra rosa.

E quando l’ora della partenza fu vicina: “Ah!” disse la volpe,”…Piangerò”. ” La colpa è tua”, disse il piccolo principe, “Io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi…”” E’ vero”, disse la volpe.” Ma piangerai!” disse il piccolo principe. ” E’ certo”, disse la volpe.” Ma allora che ci guadagni?” ” Ci guadagno”, disse la volpe, ” il colore del grano”.

Il piccolo principe se ne andò a rivedere le rose. “Voi non siete per niente simili alla mia rosa, voi non siete ancora niente” , disse. ” Nessuno vi ha addomesticato e voi non avete addomesticato nessuno. Voi siete come era la mia volpe. Non era che una volpe uguale a centomila altre. Ma ne ho fatto il mio amico e ne ho fatto per me unica al mondo”.
E le rose erano a disagio. ” Voi siete belle, ma siete vuote”, disse ancora. ” Non si può morire per voi. Certamente, un qualsiasi passante crederebbe che la mia rosa vi rassomigli, ma lei, lei sola, è più importante di tutte voi, perché è lei
che ho innaffiata. Perché è lei che ho messa sotto la campana di vetro, Perché è lei che ho riparato col paravento. Perché su di lei ho ucciso i bruchi (salvo due o tre per le farfalle). Perché è lei che ho ascoltato lamentarsi o vantarsi, o anche qualche volta tacere. Perché è la mia rosa”.

Antoine de Saint-Exupéry, Le Petit Prince, 1943.   

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